Allerta per l’urea: impatti del Cbam sul settore dei pannelli in legno
In Breve
- Qual è l'impatto dell'inclusione dell'urea nel Cbam?
- L'inclusione dell'urea nel Cbam potrebbe aumentare i costi di produzione dei pannelli in legno del 10-12%.
- Da dove proviene la maggior parte dell'urea importata in Italia?
- Nel 2023, oltre l'80% delle importazioni italiane di urea proveniva da Paesi terzi come Egitto, Algeria e Nigeria.
- Cosa chiede Assopannelli riguardo al Cbam?
- Assopannelli richiede l'esclusione dell'urea dal Cbam e una maggiore flessibilità nell'applicazione del regolamento.
Il 6 luglio 2026, la Commissione Envi del Parlamento europeo ha approvato l’inclusione dell’urea tra le materie soggette al Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam). Questo meccanismo dell’Unione Europea introduce oneri sulle importazioni di materie prime e semilavorati ad alta intensità di emissioni di CO2. Le imprese produttrici di pannelli in legno, tra cui Assopannelli, l’associazione di FederlegnoArredo, hanno espresso forti preoccupazioni riguardo a questa decisione, chiedendo l’esclusione dell’urea dal Cbam.
L’urea, un derivato del gas naturale, è fondamentale per la produzione di colle utilizzate nei pannelli in legno e trova un ampio impiego anche in agricoltura, dove rappresenta circa l’85% del suo utilizzo. La preoccupazione principale delle aziende è l’impatto che l’obbligo di acquisto dei certificati Cbam, previsto per gennaio 2026, avrà sui costi di produzione. Secondo il presidente di Assopannelli, Fantoni, l’urea incide per circa il 43% dei costi diretti di produzione dei pannelli. Si stima che il costo aggiuntivo per l’urea potrebbe oscillare tra 40 e 60 euro per tonnellata nel solo 2026, portando a un incremento dei costi dei pannelli del 10-12% nei primi quattro anni di applicazione del Cbam.
Le fluttuazioni del prezzo dell’urea, che ha raggiunto picchi di quasi 900 dollari per tonnellata, rendono la situazione ancora più critica. Inoltre, l’Europa dipende fortemente dalle importazioni: nel 2023, oltre l’80% delle importazioni italiane di urea proveniva da Paesi terzi, come Egitto, Algeria e Nigeria, mentre la quota proveniente dall’Unione Europea è rimasta sotto il 20%.
In questo contesto, Assopannelli chiede maggiore pragmatismo e flessibilità nell’applicazione del regolamento, proponendo meccanismi di sospensione temporanea in circostanze eccezionali e l’esclusione dell’urea dal Cbam. La richiesta di un approccio più flessibile si basa sulla necessità di garantire la competitività delle filiere del pannello e dell’intero comparto legno-arredo.