Il Melonellum alla Camera: tensioni e dibattiti sulla nuova legge elettorale
In Breve
- Cosa è il Melonellum?
- Il Melonellum è la nuova legge elettorale discussa alla Camera dei Deputati.
- Quali sono le principali controversie sulla legge?
- Le controversie riguardano le liste bloccate e il premio di coalizione.
- Quando è prevista l'approvazione definitiva della legge?
- L'approvazione definitiva è programmata entro settembre 2026.
La nuova legge elettorale, nota come Melonellum, è arrivata in Aula alla Camera dei Deputati, ma non senza polemiche. La seduta è stata temporaneamente sospesa dopo l’espulsione del segretario di +Europa, Riccardo Magi, che ha mostrato un maxi-facsimile della scheda elettorale con la scritta “Il tuo voto non conta”. Questa interruzione ha sollevato un acceso dibattito tra i parlamentari, incentrato su temi cruciali come le liste bloccate, il premio di coalizione e l’obbligo per i partiti di indicare il candidato presidente del Consiglio al momento del deposito del programma elettorale.
Dopo l’allontanamento di Magi, il politico ha commentato: “Credo che questa legge elettorale segni un colpo di Stato – mite e burocratico – ma un colpo di Stato”. Ha inoltre sottolineato che si sta accettando che il Parlamento diventi un organo eletto per trascinamento rispetto al capo. In Aula, il deputato Federico Fornaro ha aggiunto: “Avete provato a passare dalla porta principale con una proposta di riforma costituzionale che avete messo nei cassetti e ora provate a farla rientrare dalla finestra”.
All’interno della maggioranza, le divergenze sulle preferenze sono evidenti. Fratelli d’Italia, attraverso Giovanni Donzelli, ha annunciato l’intenzione di presentare un emendamento per reintrodurre le preferenze, mentre la Lega si è dichiarata contraria e Forza Italia ha espresso dubbi. In commissione, la questione è stata in gran parte evitata, considerando il rischio di risultati imprevisti in caso di voto palese; il voto segreto potrebbe invece influenzare gli esiti.
Il testo della legge prevede un sistema proporzionale con un premio di coalizione per chi supera il 42%: 70 deputati e 35 senatori in più rispetto alla quota ordinaria, fino a un massimo di 220 seggi alla Camera e 113 al Senato. Le liste, sia circoscrizionali sia quelle collegate al premio, sono bloccate, il che significa che l’elettore potrà votare solo per il partito e non per il nome del candidato.
La maggioranza ha accelerato i lavori in commissione, lasciando decadere senza esame circa la metà degli emendamenti, con l’obiettivo di portare la discussione generale in Assemblea entro la fine di giugno. Si prevede di ottenere il primo via libera nella settimana del 6 luglio, con il testo che passerà poi al Senato per l’approvazione definitiva, programmata, salvo imprevisti, entro settembre.
Resta aperta la questione delle preferenze e delle modalità di voto: se le opposizioni decidessero di abbandonare l’Aula durante le votazioni chiave, il centrodestra si troverebbe a dover votare con posizioni interne divergenti. Proseguono le audizioni e la discussione generale, con l’intento di arrivare alla votazione delle pregiudiziali e degli articoli nella prima metà di luglio.
È interessante notare che dal 1948 fino al 1993 il Parlamento era eletto con un sistema proporzionale puro, eccezion fatta per la legge del 1953. Nel 1993 si passò a un sistema misto noto come Mattarellum, mentre nel 2005 si tornò a un proporzionale con la legge Calderoli, in parte dichiarata incostituzionale nel 2014. Successivamente, l’Italicum fu bocciato e attualmente si applica il Rosatellum del 2017. La situazione attuale richiama anche la Legge Acerbo del 1924, che prevedeva un meccanismo di premio che assegnava automaticamente una larga maggioranza alla lista più votata.